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Gli “stereopatici” e la fotografia

da

Da Fibonacci all’ossessione: quando lo stereotipo
frena la creatività.

 

Giugno 2023

Mi si perdonerà il neologismo del titolo ma l’immortalità degli stereotipi, sul pensiero, fa più danni di una grandinata sul grano maturo. Paliamo della regola dei terzi, e della convinzione secondo la quale sia, non solo la panacea per tutti i problemi di composizione ma anche l’unica “cura”.

Proviamo ad andare per gradi.
Prima metà del 900: il critico d’arte Erwin Panofsky teorizza i principi di lettura iconografica  e lettura iconologica,  riprendendo, almeno per la parte iconografica, gli studi condotti, anche se con un nome diverso, da  Aby Warburg qualche anno prima.
La sintesi dei due concetti è che la lettura iconografica analizza gli oggetti che il pittore sceglie di inserire nel quadro e la loro disposizione (composizione) all’nterno dello stesso, mentre la lettura iconologica analizza il perchè di queste scelte.
Per dirla in chiave di critica letteraria, di fronte ad una pagina scritta a mano, la prima analisi si sofferma sulla calligrafia di chi scrive il testo, la seconda ne analizza le idee e il contenuto.

Volendo trasferire questi concetti in fotografia potremmo dire che la famosa e inflazionata regola dei terzi rientra nella prima analisi. Tuttavia la Storia dell’Arte ci insegna che la lista di grandi artisti che hanno basato le loro geometrie su altre “strutture” è molto lunga. Perchè dunque in fotografia è la più usata ed abusata?

C’è un motivo!

Cerchiamo di capire l’origine della regola dei terzi e perchè si usa. Premetto che la conclusione di questa parte del ragionamento è una mia, personale, deduzione e non vuole essere proposta come verità assoluta.
Tecnicamente la regola dei terzi è la semplificazione della spirale derivante dalla Progressione di Fibonacci.
Questa progressione da origine al rapporto aureo, conosciuto anche come costante di Fidia o proporzione divina, un valore numerico (1,618) che ritroviamo nella storia dell’umanità ma anche nelle manifestazioni della natura, dalla forma delle galassie alle conchiglie, dalle foglie alla forma di alcune parti del corpo umano.
Posso dunque supporre – qui la mia riflessione – che l’essere umano, abituato ad essere circondato da una natura che risponde a questo rapporto numerico, al punto da essere diventato parte della nostra psiche, quando vede un’immagine costruita sulla base di questa proporzione, la trova “coerente” con le cose della natura e quindi familiare.

In pittura però siamo abituati a vedere, da sempre, artisti che hanno adottato molte altre “strutture geometriche” nella composizione delle loro opere, dagli archi concentrici di Carvaggio ai triangoli di Leonardo e Raffaello fino a Michelangelo che, nella Cappella Sistina dipinge la Genesi, parte del Giudizio Universale, utilizzando una struttura geometrica che ricorda il profilo di un cervello umano.
Ci sono anche tanti grandi fotografi che utilizzano, sarebbe meglio dire sfruttano, strutture diverse dalla regola dei terzi per costruire le loro immagini, eppure questa rimane la più usata ed abusata. Sembra un po’ limitante.

Allora perchè questa scelta? Iniziamo dicendo che un pittore si trova davanti una tela bianca su cui può tracciare tutte le strutture che vuole per costruire la sua visione mentre un fotografo deve “accordarsi” con la realtà.
Questo spesso ci “costringe” ad utilizzare la soluzione più semplice che, soprattutto nelle immagini in cui c’è un soggetto principale da valorizzare, è anche efficace.

Come accade per tutte le regole però, l’elemento distintivo non risiede nell’applicarle ma nel trasgredirle: l’applicazione è uguale per tutti, la trasgressione è individuale, ciascuno trasgredisce a modo suo.
E’ tuttavia importante sottolineare che per trasgredire una regola bisogna conoscerla: non posso guidare in fuoristrada se non esistono le strade o la consapevolezza del concetto che la strada rapresenta, in alte parole, guiderei fuori ma non so fuori da cosa.

Una strategia che ci può aiutare nella trasgressione sono i vettori, linee fisiche o immaginarie che aiutano nella composizione. Meritano sicuramente un articolo dedicato, ci limitamo in questo momento a capire di cosa si tratta.
Lo sguardo di un soggetto è un vettore, indica una direzione in cui il soggetto guarda, il profilo di un marciapiede, una colonna, un guard rail, sono vettori, tutte “linee guida” che indirizzano lo sguardo di chi osserva la foto e, a volte, condizionano più del titolo di una foto (vedi chi scatta e chi guarda). Non ci obbligano a posizionare i soggetti in un punto specifico della foto per dargli importanza, lo indicano. Ne sono una dimostrazione le foto del libro di Foncuberta Contro Barthes, a cui ho dedicato un articolo su questo blog.

Dato che la libertà di come costruire la struttura di una foto resta sempre di pertinenza di chi la scatta, essere consapevoli di soluzioni alternative non può che estendere questa libertà.

Josef Koudelka

Josef Koudelka

Spirale di Fibonacci

Regola dei terzi

Diagonale con triangoli scaleni e 4 angoli di 90°

Steve McCurry

Spirale

Regola dei terzi

Diagonale con triangoli scaleni

Nelle 4 foto seguenti, alcuni esempi di vettori.
Nelle ultime due foto, in particolare, la direzione dello sguardo (vettore immaginario) della figura nel manifesto cambia radicalmente il senso della foto semplicemente “coprendo”, con la testa della ragazza, l’orologio che l’uomo tiene con la mano.
Complice di questo effetto, anche lo sguardo della ragazza che va nella stessa direzione.

Due vettori fisici (le braccia) evidenziano il grappolo.

David La Chappelle: un ventaglio di sguardi (vettori immaginari) e le braccia dei ragazzi (vettori fisici) a sinistra e a destra in primo piano che indicano Gesù.

Jordi Leonardi

Jordi Leonardi

E per concludere, un complesso esempio di geometria, costruita con diagonale e archi concentrici, in un’opera di Caravaggio.
Immagine tratta da “scienza in rete” di Bruno Cagnoli.

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